SULLE ALI DEI SOGNI

Intervista a Francesca Nicoli degli Ataraxia

Gli Italiani Ataraxia hanno pubblicato quest'anno un altro dei loro capolavori, intitolato "Suenos". Come forse alcuni dei nostri lettori on line ricorderanno, Music Town ha recensito ottimamente quest'album in uno dei suoi numeri.
Francesca, voce del gruppo, ci introduce nel mondo degli Ataraxia e ci parla del loro ultimo lavoro.
"Suenos" è un album che evoca il Medioevo e le antiche culture del Mediterraneo. Puoi parlarci di quest'album, della sua ispirazione e delle sensazioni legate ad esso?
La parola "Suenos" richiama l'essenza lunatica e libera del sogno, la premonizione, il volo ed il ritorno. I sogni sono una dimensione parallela dove possiamo perdere o ritrovare noi stessi e dove possiamo intraprendere inedite imprese e fare eclatanti scoperte. Il sogno e' anche la terra dell' immaginazione dove possiamo scoprire con amarezza i nostri limiti e comprendere i nostri profondi desideri, sofferenze ancestrali. Durante la stessa notte puoi fare differenti sogni apparentemente slegati gli uni dagli altri ma in realta' ci sono profondi tratti d'unione. Lo stesso vale per il nostro album e le tre parti che lo compongono, apparentemente non hanno legami ma effettivamente un sentiero le attraversa portando alla conoscenza di se attraverso' questo emblematico viaggio. La prima parte e' ispirata al passato, al medioevo, a dalla idea di 'quest'. Attraverso le difficolta', i rischi, le gioie del viaggio abbiamo l'opportunita' di capire il senso del nostro destino. Percorrendo le vie che ci portano all' 'ignoto' la curiosita' si dimostra piu' potente della paura. La seconda parte chiamata 'l'anima d'acqua' e' il secondo momento del viaggio, quello della meditazione, della sosta di fronte alle acque del mediterraneo. Questo e' il momento piu' intimista, nostalgico, doloroso e' 1o specchio delle nostre intime sofferenze, dei nostri ricordi, della nostra infanzia. Ci dobbiamo fermare a riflettere di fronte alle ipnotiche onde del mare, siamo soli di fronte al nostro passato e presente e da come 'comprenderemo' si dipanera' il nostro futuro. Qui dobbiamo affrontare tutte le nostre angosce e blocchi per arrivare alle dune del magico misterioso Oriente. La terza parte chiamata "Sandy dunes" e' l'incontro e lo scontro con popoli e culture diverse, l'apprendimento, lo scambio e le battaglie, la vita e la morte, un funerale a Datca e la rinascita nelle calde acque del golfo di Aqaba prima di affrontare l'ultimo viaggio, quello al monte Nernrut in Anatolia, luogo simbolico del nostro incontro con la storia, con l'inizio di tutto. In questo luogo si erge il colossale mausoleo di Antioco I, sferzato da gelidi venti invernali e riarso da atroci caldi estivi, qui dobbiamo infine tentare di comprendere il significato della nostra esistenza, siamo di nuovo soli di fronte a noi stessi e a questi simulacri, queste rovine grandiose di pietra nel deserto e possiamo finalmente chiederci se abbiamo effettivamente vissuto, se tutto e' stato vano oppure no. La vita e' un viaggio e come affrontiamo questo viaggio ne e' il "significato".
"I love every waving thing" è una rielaborazione di versi di Pessoa. Come si pongono gli Ataraxia nei confronti di questo poeta/scrittore e più in generale con la cultura lusitana?
"I spent the flight of my days spying the sea, when I smiled my teeth were mysterious. There are waves in my soul". Amiamo ogni cosa che ondeggia, ogni inquieta creatura del mare, ogni viaggiatore che ha il coraggio di navigare outremer.
La saudade che mai ci lascia l'abbiamo fortemente percepita di fronte all'oceano, eravamo immobili ed abbiamo percepito dolorosamente e nostalgicamente il passare del tempo in quella atmosfera grigia ed azzurrina, evaporata e tenue, abbiamo sentito insieme grande tristezza e rimpianto ma anche pienezza e gioia, un richiamo alla vita ed alla morte, la voglia di abbandonarsi ai cerchi d'acqua ed alle spirali di schiuma sotto le scogliere. Lo spirito di saudade, la nostalgia e' un marchio di nascita, ci si nasce semplicemente e leggendo Pessoa, in particolare 'il Marinaio', abbiamo ritrovato le nostre origini, il Portogallo e la sua cultura, i luoghi i sapori ed i profumi, l'acqua e la pietra fanno parte della nostra storia personale.
Un elemento molto importante per gli Ataraxia sembra essere l'acqua.
Ogni nostro singolo disco contiene questo ma in particolare due nostri album sono stati completamente dedicati all'acqua: 'La Malediction d'Ondine" nel 1995 e "Lost Atlantis" nel 1999. Il primo era dedicato a tutte le anime femminili morte per acqua mentre il secondo parlava della famosa e misteriosa civilta' sparita nelle acque. L'acqua puo' dare nascita e morte, possiamo trovarvi riposo o eterna rigenerazione, armonia e forza ancestrale.
Una costante del vostro gruppo è quella del viaggio, specialmente in Grecia e nel vicino Oriente. Ci sono dei viaggi in programma a cui tenete molto, magari da utilizzare come fonte di ispirazione per il vostro prossimo album?
Si, il viaggio muove i nostri passi, sia come crescita personale sia poi come elaborazione artistica delle nostre esperienze vissute. Il viaggiatore e' colui che parte lasciando tutto cio' che ha per inaspettate avventure e per conoscere altri popoli e terre per poi fare ritorno alla terra natia solo per ritrovare se stesso. Certo e' che non possiamo fermarci, questa e' la nostra salvezza e la nostra condanna Siamo un po' come Ulisse
Come scrivi abbiamo trascorso molto del nostro tempo in giro per il vicino Oriente ed anche il Portogallo ha avuto una importanza fondamentale. Il Portogallo rientra ancora nelle nostre vicine mete di viaggio e poi le esperienze avute in Argentina la scorsa primavera e poi fra breve in Messico e Chile lasceranno la loro impronta. Inoltre, io personalmente, ho intenzione nei prossimi giorni di visitare un po' meglio Parigi, di andare al cospetto della mia Dama col Liocorno ed udire la sua antica voce, mi rechero' poi verso le scogliere del Nord dove vento e salsedine dell'oceano mi daranno note e parole per canzoni a venire.
Album e gruppi che hanno influenzato gli Ataraxia?
Influenzato non e' la parola giusta, abbiamo un tale caleidoscopio di interessi musicali che sarebbe impossibile e ingiusto parlare di influenza.
Amiamo molto la musica medievale, i canti delle crociate, danze rinascimentali e contrappunti barocchi, la musica etnica di matrice Arabica e anche il fado portoghese. La musica Greca tradizionale e contemporanea. Non voglio dimenticare i Madredeus, Natacha Atlas, Diamanda Galas, Loreena Mc Kennit, Mike Oldfield. Alcuni di noi amano molto la wave degli anni 80 e gruppi come Echo and the Bunnymen, Depeche Mode, Opposition, Soft Cell, Nina Hagen e molti altri. Anche Satie e Porokofiev hanno un posto importante nel nostro vissuto e nei nostri ascolti.
Quanta importanza attribuite al live e dove vi siete trovati meglio nelle vostre
esibizioni? Un posto dove invece vi piacerebbe esibirvi?
La pietra 'canta', la pietra ha il potere magico di fare riaffiorare in noi l' ancestrale richiamo alle nostre origini, alle nostre radici. La musica, forma di espressione in assoluto piu' esoterica ed aerea, se ispirata, circondata, compenetrata dalla pietra antica o accarezzata dalla presenza del mare puo' esprimersi in tutto il suo fulgore. I nostri concerti in questi luoghi possiedono tutta la loro pienezza ed intensita'. Comunque non disprezziamo locali e sale da concerto, sta a noi, anche in quelle situazioni, fare rivivere il passato e portare gli ascoltatori nel regno di ATARAXIA.
Il live e' per noi una esperienza fondamentale, un rito propiziatorio, catartico e liberatorio. E' una grande esperienza di scambio ed arricchimento con chi assiste al 'rituale'.
Progetti solisti o altre esperienze artistiche per gli Ataraxia?
L'unico di noi che ha un suo progetto solista e' il 'nuovo entrato, il percussionista Il suo solo projekt si chiama GOR ed ha pubblicato un paio di Cd per l'etichetta Francese Prikosnovenie. Gli altri 4 membri di ATARAXIA si dedicano solo a questo anche se il chitarrista ha in mente un disco solista in gran parte basato sulla chitarra classica. A livello di esperienze artistiche ne abbiamo tante in diversi ambiti, il nostro performer e' un pittore e decoratore, il tastierista ama riprendere e fare cortometraggi e io mi diletto, di tanto in tanto, a scrivere brevi racconti, pensieri, raccolte di versi.

Simona Iori