I TEMPLARI - (Cenni di) Storia dell' Ordine
Cavalleresco
piu' importante del Medioevo - I Parte
Tracciar le vicende dell'ordine Cavalleresco più potente che la Storia
abbia conosciuto può apparir impresa
titanica, soprattutto nel poco spazio che abbiamo a disposizione. Né,
giammai!, la redazione di Ver Sacrum
intende vantar tali competenze con una sfrontatezza ed una superbia che non
le appartengono, e mai le farà
proprie.
Ma le oscure vicissitudini dei Templari ci affascinano a tal punto, che non
possiamo esimerci dal
soffermarci, seppur brevemente e certi che la nostra pur deferentissima esposizione,
all'occhio uso dello
storico perito, apparirà perlomeno lacunosa. Intendiamo colla presente
solamente solleticar la curiosità di
colui che ne sarà coinvolto, e che potrà poi compiere personalmente
le ricerche del caso, approfondendo un
argomento intrigante ma pure, credeteci, soverchiante!
Una professione di umiltà spontanea e sincera.
E soprattutto dovuta nel rispetto della Storia.
Mai ci lasceremo adescare dal facile effetto, aderendo fermamente alla lezione
impartitaci da rispettabili
Maestri che con le loro stimabilissime Opere ci hanno ispirati ed illuminati.
Saremo modesti, come almeno
dovettero esserlo i primi "milites templi". Deus vult! Or
à aus!
Nota. Si pone principalmente un problema di datazione:
gli autori sono sovente discordi, non permettendoci
di fissare con esattezza l'anno di riferimento d'un preciso accadimento. Comunque
nei casi più evidenti
evidenzieremo le diverse fonti e quindi le diverse date.
La genesi.
Il 15 luglio del 1099 le milizie cristiane penetrano finalmente in Gerusalemme.
La prima Crociata si
conclude in un bagno di sangue. Inizia una fase storica, che si protrae di fatto
fino ai giorni nostri, di forte
contrasto fra Cristianità ed Islam.
Conquistata Gerusalemme, si doveva ora consolidare la presenza cristiana in
Palestina, non del tutto sicura
e pacificata. Per questo compito, assai arduo considerata la situazione contingente,
servivano uomini
addestrati nell'utilizzo delle armi, usi alla disciplina e fortemente motivati.
Nascono così gli Ordini
Cavallereschi.
Secondo Guglielmo di Tiro, l'Ordine dei Templari sorge nel 1119. I suoi primi
membri alloggiavano nella
parte orientale del Palazzo Reale in Gerusalemme, professavano la povertà
e la fratellanza, erano laici, ma
tenuti a vivere in povertà, castità ed obbedienza. L'Ordine
dei Poveri Cavalieri del Tempio di Salomone
era capeggiato da Ugo di Payns, membro d'un ramo cadetto dei Conti di Troyes.
Il quale, una diecina d'anni
dopo, mentre percorreva l'Europa alla ricerca di aiuti e sostegni pella neonata
organizzazione che guidava,
conobbe San Bernardo di Chiaravalle, l'abate cistercense di Clairvaux, il grande
pensatore e predicatore che
presto divenne suo preziosissimo alleato. E fu proprio a Troyes, il 14 gennaio
del 1128, nel corso d'un
Concilio che riuniva l'alto clero francese e borgognone (nota 1), i Poveri Cavalieri
del Tempio ricevettero il
riconoscimento formale della Chiesa (nota 2). I milites templi fanno
finalmente il loro ingresso ufficiale
nella Storia.
Il Cristiano in armi.
E' lecito per un credente uccidere il prossimo, anche se tal ripugnante
gesto viene compiuto esclusivamente
per difendersi, e per di più nel nome del Signore?
Dubbio atroce che angustia le coscienze fin dagli albori del Cristianesimo,
polemica che coinvolge capisaldi
del pensiero religioso quali Agostino ed Ambrogio. Può un fedele di Cristo
militare in un esercito? Si deve
risalire fino ai primi martiri soldati, per poi giungere ad una "giustificazione"
(si badi, stiano semplificando,
per ovvie ragioni di spazio non possiamo far altro che accennare assai brevemente
a questa basilare
questione) dell'intervento armato, quando sorti dell'Impero e della Nuova Fede
paiono indissolubilmete
legate nel momento terribile delle invasioni barbariche, dell'irrompere furibondo
delle orde di Gog e Magog
entro gli incerti confini del Mondo Civilizzato. E' la lotta, eterna, dell'Ordine
contrapposto al Caos. Il potere
di Roma declina, si aprono i Tempi Bui, ma l'Agnello infine sopravviverà
alla catastrofe e trionferà sul
Male. Ecco la genesi del miles, figlio della Pietà ma anche della
Guerra. Il nuovo Paladino della Fede, che
monta il nobile cavallo, altro protagonista di quei secoli così affascinanti,
indossa l'armatura lucente che lo
fa apparir quale una semi-divinità, un novello Arcangelo Michele difensore
del Popolo di Dio e della
Chiesa. Egli impugna la spada, frutto anch'essa d'un lungo periodo di elaborazioni
e di perfezionamenti. E
cos'è, il lampeggiante acciaro, se non una terribile Croce, dispensatrice
di Morte? Nelle mani ferme del
guerriero a cavallo, ella diviene stromento di Giustizia, riequilibratrice della
Pace, mentre per il nemico, per
l'"infedele", e più tardi pure per l'eretico, non v'è misericordia.
Il Cavaliere e la Crociata.
Il crociato reca sulle proprie vesti il segnacolo del martirio di Cristo. Il
suo nemico non è il Goto invasore e
magari eretico, bensì un altro infedele,ai suoi occhi non meno immondo,
non meno meritevole di sicura
morte, che riceverà dalle sue mani consacrate dalla benedizione papale.
Questo nuovo nemico occupa
indegnamente i Luoghi Santi della Cristianità, che vanno pertanto mondati,
col suo stesso sangue impuro,
della sua presenza.
Quando le schiere crociate si muovono disordinatamente dall'Europa verso oriente,
le popolazioni locali
traggono un sospiro di sollievo. Una massa di signorotti sfaccendati e rissosi,
con al seguito le proprie
soldataglie indisciplinate, le schiere dei propri sodali coi quali dividono
un'esistenza di miserie e sorpusi ai
danni dei più deboli, ha finalmente trovato un obbiettivo contro il quale
sfogare la propria rabbia repressa,
frutto della frustrazione del cadetto senza terra nè futuro, o del piccolo
nobile che a malapena riesce a
sopravvivere nel proprio castello dirupato. Ormai è assodato, questa
è la gran marea crociata, alimentata da
torme di miserabili, certo vi furono coloro che da alti intendimenti erano mossi,
ma trattavasi di una elitaria
minoranza.
Gerusalemme cade, quindi, il 15 luglio del 1099, e la ferocia belluina degli
attaccanti si scatena, alimentata
da mesi di privazioni, di sofferenze inaudite, di lutti causati dagli stenti
più che dalle frecce nemiche.E' un
massacro, trovano morte donne e bambini, vecchi e uomini, in armi e non, musulmani
ed ancora ebrei (già
d'altronde oggetto di feroci "attenzioni" in Europa!). La Città Santa
finalmente è restituita al Popolo di Dio.
Il merito della riconquista va al figlio della nuova epoca, al cristiano in
armi, che monta il cavallo e colpisce
di spada. Al Cavaliere.
Peregrinatio poenitentialis.
Anche nei secoli precedenti le Crociate Gerusalemme ed i luoghi che avevano
visto nascere il
Cristo, avevano conosciuto la Sua parola ed avevano assistito alla Sua Passione
furono meta
dei pellegrini, di coloro che colà si recavano per purgare le proprie
coscienze dai peccati che
le macchiavano. E' la peregrinatio poenitentialis. La via per la Palestina
è insicura, lo stesso
pellegrino, d'altronde, non sempre viene accolto amichevolmente durante il tragitto,
nei villaggi o nelle città
nelle quali s'imbatte. Nemmeno in Europa. Egli può essere facilmente
un
ladro, il signum che porta per distinguerlo nella sua missione può
celare un malfattore. Inoltre
può incorrere in agguati, nelle vessazioni dei signorotti delle terre
che attraversa.
Coloro che riescono a raggiungere Gerusalemme e soprattutto a tornare alle proprie
case, recano seco i
racconti spaventevoli delle peripezie che hanno dovuto affrontare, delle angherie
che hanno dovuto
sopportare. Dall'Anatolia alla Palestina, il pellegrino deve piegarsi alla volontà
della polverizzata nobiltà
locale, avida e crudele, deve scampare alla ferocia dei briganti, pagare innumeri,
onerosissimi dazi. Egli, al
termine del suo viaggio, è stremato, spesso ridotto in povertà.
Trattavasi davvero di penitenza!
Dopo la prima Crociata il flusso dei pellegrini, mai interrotto, prende nuovo
slancio, anche se i rischi
dell'impresa non sono del tutto scomparsi. Sorgono così delle congregazioni
di Ordini di monaci cavalieri,
che li assistono e li proteggono.
I principali Ordini Cavallereschi.
Degli Ospedalieri si fa menzione la prima volta in un documento risalente al
1048: vi si fa cenno ad un
ospizio fondato da commercianti amalfitani e gestito da una confraternita e
da monaci benedettini. L'Ordine
Ecclesiastico dei Cavalieri Ospedalieri di San Giovanni di Gerusalemme viene
riconosciuto da papa
Pasquale II nel 1113 ed adotta la regola agostiniana.
Nel proprio ospedale accoglie e cura militi feriti in battaglia e pellegrini
bisognosi di assistenza. La finalità
bellica, cavalleresca, viene introdotta solo nel 1137. I Milites Christi
dell'Ospedale di San Giovanni da
allora combattono attivamente l'infedele, fondano castelli imprendibili, veri
capolavori d'arte militare, come
il celeberrimo Krak de Chevaliers. I militi vestono una tunica rossa
con croce bianca ed appartengono a
nazionalità diverse. Dopo la caduta di Acri, si trasferiscono prima a
Cipro, poi a Rodi, infine a Malta. Gli
Ospedalieri furono i grandi rivali dei Templari, dualismo che fu sovente esiziale
per le sorti delle armi
cristiane.
Dei teutonici si ha notizia per la prima volta nel 1127. L'Ordine dei Cavalieri
di Santa Maria in
Gerusalemme, aperto solo ai tedeschi, venne fondato ufficialmente nel 1198,
e conoscerà in seguito le sue
fortune, e disgrazie, nelle lande gelate dell'Europa Settentrionale. I cavalieri
teutonici indossavano sulla
corazza una veste bianca con croce nera; la loro principale fortezza era Montfort
e la loro Regola era
ispirata a quella Templare.
Citiamo anche l'Ordine di San Lazzaro, fondato nel 1130 circa e riconosciuto
solo nel 1255;
il suo simbolo era rappresentato da una croce verde, ed i suoi membri erano
tenuti ad osservare la regola
agostiniana, e l'Ordine Militare di Calatrava. Quest'ultimo, vero e proprio
braccio armato dell'Ordine
Cistercense, era formato da Cavalieri che avevano scelto la vita monastica,
ed operò in Spagna contro gli
Arabi. Venne fondato nel 1158.
I Templari.
Come abbiamo visto, Ugo di Payns (nota 3) fonda l'Ordine Templare nel 1119 (nota
4). I consueti voti di
obbedienza, castità e povertà e soprattutto quello peculiare che
li impegnava nella lotta senza quartiere
contro gli infedeli furono pronunziati dinanzi al patriarca latino di Gerusalemme,
Gormondo. Nove anni
dopo, nel 1128, il Concilio di Troyes sancisce la nascita della milizia più
celebre della Cavalleria cristiana,
mentre il riconoscimento della Chiesa viene ufficializzato il 23 marzo del 1139,
da papa Innocenzo II, colla
bolla Omne Datum Optimum. Fondamentale è l'appoggio di San Bernardo,
abate di Chiaravalle (nota 5),
che modella la regola dell'organizzazione ispirandosi a quella cistercense.
I milites templi devono difendere i
pellegrini in viaggio verso i Luoghi Santi e le terre appena strappate all'infedele,
e lo fanno con una
dedizione che sfiora il fanatismo. Presto, forti di un'autonomia che nessun
altro Ordine potè mai affermare,
e che li rendeva di fatto indipendenti da qualsisia forma di potere secolare,
essendo sottoposti solo ai voleri
del pontefice, essi divennero una potenza militare ed economica, quest'ultimo
aspetto
rafforzato da alcuni servizi che gestirono esclusivamente; i Templari curavano
le ricchezze che nobili e
pellegrini affidavano loro in custodia, s'occupavano dell'esazione di tasse
e tributi,
creando una vera e propria banca primordiale. Addirittura furono autorizzati
al rilascio di
prestiti dietro pegno! Il loro simbolo era formato da una croce rossa, il Sangue
del Martirio di
Cristo (il diritto di fregiarsi di tale segnacolo venne loro conferito da papa
Eugenio III, nel 1148), appuntata
sulla bianca clamide; il loro stendardo, il gonfanon bauçant,
era equamente suddiviso fra bianco e nero, la
Purezza e la Morte. Sergenti e scudieri vestivano un manto bruno o marrone.
Ai vertici dell'Ordine era posto il Gran Maestro, di seguito venivano la classe
dei Cavalieri, quella degli
scudieri e quella dei cappellani. Il loro sigillo recava l'immagine di due Cavalieri
in sella ad un'unica bestia,
simbolo di povertà e fratellanza (nota 6); è ovvio che nella realtà
questo non accadeva, considerando che,
per la piena efficienza d'un singolo miles, occorrevano almeno due cavalli.Una
figura doppia, come duplice
era la loro natura, militare e religiosa. Sul rovescio era effigiato il Duomo
nella Roccia, una cupola
costruita nella Città Santa dai musulmani, la moschea di Omar, poi trasformata
in chiesa e nota come
"Tempio del Signore". La loro sede venne situata, per volere di re Baldovino
II, ove un tempo si credeva
sorgesse il Tempio di Salomone (per questo il loro titolo era riportato talvolta
come Milites Dei Templique
Salomonis). Per questo le chiese edificate dai Templari vennero sempre indicate,
in ogni luogo esse
sorgessero, come Tempio; ed ogni Tempio era caratterizzato dalla
pianta circolare richiamante il Santo
Sepolcro di Gerusalemme. I numerosi, possenti castelli, invece, erano quadrati,
con quattro torri agli angoli
(nota 7).
La grande efficienza dei reparti Templari, in guerra come in pace, status
piuttosto raro a quei tempi ed in
quei luoghi, era garantita da una organizzazione perfetta, stabilita da una
Regola che disciplinava ogni
aspetto della vita dell'Ordine.
La "Règle du Temple".
Ogni membro dell'organizzazione Templare era tenuto ad osservare con diligenza
i precetti stabiliti dalla
Regola dell'Ordine. Questa si divideva in sette sezioni, frutto di successive
elaborazioni ed integrazioni: la Regola Primitiva (della quale sono giunte
fino a noi meno di dieci copie), gli
Statuti gerarchici (retrais), due sezioni dedicate alle punizioni,
una alla vita conventuale, una alla riunione
del capitolo ordinario ed una all'ammissione all'Ordine.
Pochi erano i codici in circolazione, essendo quest'ultima limitata in ossequio
a disposizioni
inserite nella Regola istessa. Non se ne possiedono manoscritti originali, le
copie giunte fino a noi sono solo
tre, conservate a Roma ed a Parigi (risalenti alla fine del XIII - inizi XIV
secolo) ed a Digione (primi anni
del XIII, questa comprende solo la Regola Primitiva e gli Statuti
gerarchici). Vi sono inoltre diverse copie in latino della Regola Primitiva,
ed in catalano di retrais. La
traduzione in antico francese della Regola è, concordano gli studiosi,
sicuramente
posteriore al Concilio di Pisa (30 maggio 1139). Il Molle fa infatti notare
che gli articoli 74, 75 e 76
elencano festività istituite in quell'occasione. La traduzione si era
resa necessaria, in quanto la maggioranza
dei membri dell'Ordine non conoscevano affatto il latino. Regola e Sacre
Scritture (e presto anche la
Bibbia) erano scritte per loro in francese.
Diavoli bianchi.
L'efficiente organizzazione, il fanatismo che li guidava in ogni loro azione,
l'orgoglio di appartenere ad un
Ordine potente ed onorato, ad una vera e propria casta guerriera, temuta e rispettata
dal nemico come
dall'amico, ascoltata dal potente, e pure la ferrea volontà di sopravvanzare
a qualunque costo le altre
congregazioni combattenti, fecero dei Templari una macchina da guerra formidabile.
Tanto che per il miles
templi malauguratamente caduto in mani nemiche non v'era misericordia. Per
i diavoli bianchi, per i balis
buyùd, come li chiamava con un misto di timore ed odio l'infedele,
quasi non v'era alternativa alla vittoria,
se non la morte.
Un'efficiente organizzazione militare, come evidenzia, ancora una volta, la
Règle. Il gonfanon bauçant deve
essere difeso con la propria vita, il bianco ed il nero in alto levati guideranno
i prodi nella carica, in caso di
pericolo tutti i fratelli devono riunirsi attorno ad esso, e per nessun motivo
esso dev'essere abbassato.
"E se, Dio non voglia, accade che i cristiani siano sconfitti, nessuno deve
abbandonare il campo di
battaglia e tornare alla guarnigione finchè rimane in piedi anche un
solo vessillo bicolore; e chi lo fa
venga espulso per sempre dalla casa. E quando è chiaro che non c'è
più niente da fare, si raggiunga il
più vicino gonfalone dell'Ospedale - doveva essere questo un caso
estremo - o un altro gonfalone
cristiano, se ce ne sono;e se anche questi vengono abbattuti ci si diriga verso
la propria guarnigione, là
dove piaccia a Dio".
(Regola e Statuti dell'Ordine - 168).
Casi estremi, notavamo, che pur si verificarono. Come il 4 luglio del 1187,
ai Corni di Hattin, quando le
armate crociate subirono un calamitoso rovescio, che si rivelò esiziale
per le sorti cristiane in Outremer. Gli
infedeli avevavo finalmente trovato un condottiero abile e determinato, una
guida carismatica capace di
superare, anche con l'uso della forza, le rivalità interne che minavano
la compagine musulmana: il curdo
Yusuf ibn Ayyub Salah al-Din, che la storia ricorderà come Saladino.
Le truppe cristiane sono stanche, stremate da una lunga marcia nel caldo torrido
del deserto, sotto un sole
implacabile. Due soluzioni si pongono: sostare o combattere. Re Guido di Gerusalemme
opta per la prima.
Decisione fatale. Non c'è acqua, l'unico pozzo è asciutto, l'eroe
dell'Islam è accampato poco oltre, nella
pianura sottostante, le sue truppe sono fresche, la sua grande occasione è
giunta. Fa appiccare il fuoco alla
sterpaglia che cresce stenta attorno alla collina, e col favore dell'oscurità
dispone al meglio i suoi uomini.
Sabato 4 luglio, all'alba, dà battaglia. Per i cristiani sarà
una giornata disastrosa. Non si contano i morti,
tutti combatterono con indomito coraggio, le gesta eroiche furono innumeri,
ma inani. Troppo lo strapotere
musulmano, troppo il divario in campo. Al termine di quella terribibile giornata
Saladino diede ancora
prova della sua nobiltà d'animo, dimostrandosi magnanimo nei confronti
degli sconfitti, che tanto coraggio e
spregio della morte dimostrarono sul campo. Ma non ci fu grazia per i Templari,
né per i loro fratelli
Ospedalieri. I balis buyùd prigionieri, ad eccezione del Gran
Maestro Gérard de Ridefort, furono affidati ad
un gruppo di fanatici sufi, che li trucidarono dopo aver inflitto loro lunghissime,
terribili torture. Evento
ancor più umiliante, nel corso di quella tristissima crociata i Templari
persero pure il frammento della Vera
Croce loro affidato! Un infausto segno del terribile destino incombente sui
bianchi Cavalieri dalla croce
rossa! (nota 8).
La disfatta dei Corni di Hattin segnò il declino irreversibile delle
fortune crociate in Terra Santa: quello
stesso anno Saladino occupò Gerusalemme.
Le spade Templari si misero ancora in evidenza nel corso delle rovinose battaglie
di Acri, nel 1189, ove
Gérard de Ridefort cadde in mani nemiche e venne messo a morte, di Gaza
(17 ottobre del 1244, caddero
sul campo il Gran Maestro, Armando di Périgord, il maresciallo e numerosissimi
cavalieri, pare che al
massacro ne sopravvissero solo trentatre!), di al-Mansura (1250), ennesimo umiliante
rovescio per i
cristiani (re Luigi IX di Francia venne fatto
prigioniero dai musulmani, ed i Templari vennero ancora una volta accusati d'essere
i responsabili, causa la
loro condotta dissennata, dell'esito negativo della giornata), il gonfanon
bauçant radunerà ancora sotto i
suoi colori combattenti devoti e coraggiosi, ma per l'Ordo la stagione dei trionfi
pare avviarsi al lento ed
inesorabile tramonto.
Furono sprezzanti della morte, ma troppo spesso irruenti, egoisti, tanto da
apparir avidi più che di vittorie di
bottini, più che di glorie spirituali da conquistare sul campo di ricchezze
terrene, tanto che non si contarono
i loro detrattori, autori anche di feroci accuse mai
compiutamente provate, ma decisive, in seguito, quando l'Ordo si trovò
nella difficile, ed imbarazzante,
condizione di difendere la stessa esistenza sua e dei suoi membri. Furono tacciati
di corruzione morale, di
inaffidabilità, di tradimento. Il cronista Guglielmo di Tiro fu uno dei
loro più accaniti detrattori, ed il suo
giudizio negativo sopravviverà nei secoli.
La sua certo è una posizione faziosa, tendendo solo ad evidenziare gli
aspetti negativi della condotta
Templare, ignorando d'altro canto contingenze o colpe altrui. Soprattutto, egli
insistette sull'avidità
dimostrata, a suo dire, in più d'una occasione dai Templari, e sui loro
comprovati rapporti con la setta
dissidente degli ismaeliti.I seguaci di Rashid al-Din Sinan, il Vecchio della
Montagna erano anch'essi usi
alla ferrea disciplina, come i Templari, e la costituzioe dell'Ordo influenzò
la loro organizzazione. Due sorti
strettamente legate, nel bene e nel male. Anche l'Ordine Ismailita fu oggetto
di persecuzioni feroci, i suoi
membri furono accusati di essere degli assassini, tanto che la Storia gli ha
resi noti proprio con questo
nome, appunto Assassini. Essi furono infatti autori di attentati calcolati con
freddezza inaudita, innumeri
furono gli avversari che caddero sotto i loro precisissimi colpi. Chiusi nei
loro castelli, essi accrebbero col
loro isolamento, col loro fanatico stoicismo la sinistra fama che li adombrava.
Vennero tacciati di essere
solo dei terroristi assetati di sangue e di violenza, asserviti al loro Gran
Maestro, al dispotico e terribile
Vecchio della Montagna, dei propugnatori d'un clima di terrore intollerabile
ed autori di inimmaginabili
nefandezze, dalla Siria alla Persia. Per compiere i loro efferati delitti, si
diceva che questi ribelli sicari
facessero abbondante uso di sostanze allucinogene, di agire sotto l'effetto
di droghe, tanto che una
etimologia riconosciuta comunque palesemente falsa farebbe derivare la definizione
Assassini da
hashashiyyun, consumatori di hashish.
Nelle sue cronache, Guglielmo di Tiro accenna ad un tributo di 2000 pezzi d'oro
che gli Ismailiti erano
tenuti a versare annualmente ai Templari, e che questi addirittura contrastarono
la volontà del Vecchio della
Montagna, evento comunque palesemente inverosimile e mai provato da fonti certe,
di farsi cristiano perchè
in tal caso essi non avrebbero ovviamente potuto esigere il pesante balzello.
Un ulteriore esempio
dell'avidità, e della doppiezza, dei membri dell'ordine, secondo lo zelante
cronista!
Ovviamente i contatti fra Templari ed Ismailiti riguardano pure
gli aspetti "esoterici" della storia dell'Ordine
del Tempio, che non riguardano il presente sunto e che verranno competentemente
trattati in altra sede.
Concludiamo così la prima parte dei nostri "Cenni di Storia dell'Ordine
del Tempio"; nella seconda
tratteremo più diffusamente degli anni della decadenza e del processo
che ne sancì la fine storica.
Bibliografia.
Sir Steven Runciman - Storia delle Crociate - Einaudi Tascabili
(opera fondamentale ed insostituibile per
chiarezza e competenza)
Peter Partner - I Templari - Einaudi Tascabili
Jose Vincenzo Molle - I Templari - La Regola e gli Statuti dell'Ordine - ECIG
Per una più approfondita conoscenza delle origini della cavalleria medievale,
consigliatissima l'opera di
Franco Cardini, "Alle radici della cavalleria medievale" - La Nuova Italia
Per quanto concerne gli Ismailiti, fonte insostituibile si è dimostrata
l'articolo "Gli antenati dell'Aga Khan",
pubblicato a firma di Leonardo Capezzone sul nr. 10 - Ottobre 1999 - della rivista
"Medioevo".
Nota 1: fra gli altri: i vescovi di Reims, di Sens, di Soissons,
di Parigi, di Troyes, di Orleans; gli abati di
Citeaux, di Pontigny; fra il laici ricordiamo il conte Teobaldo di Blois e di
Champagne, Guglielmo di
Nevers, Andrea di Baudemont. R. Hiestand ha fissato tale data in 13 gennaio
del 1129.
Nota 2: oltre ad Ugo di Payns, a Troyes erano presenti: Rolando, Goffredo di
St. Omer, Goffredo Bisot,
Pagano di Montdidier, Arcibaldo di Saint-Amand.
Nota 3: Ugo de Paganis, o di Payns o di Payens, primo Maestro dell'Ordine, Magister
Militiae Templi,
resse la carica dal 1119 al 1136/37. La grande maggioranza dei Gran Maestri
fu di natali francesi e, salvo
poche eccezioni, di umili origini. In caso di morte si dava inizio ad una procedura
piuttosto complessa e
minuziosamente regolata, che portava infine alla designazione di tredici elettori,
ai quali spettava il gravoso
compito di nominare il nuovo Magister.
Nota 4: la datazione è comunque incerta, fissandola chi al 1118 appunto,
chi al 1119 e chi addirittura al
1120. Per Runcimann fu Baldovino I ad attribuire ai Templari il diritto a risiedere
nell'edificio dal quale
presero il nome, sulla "spianata del Tempio". Baldovino I morì nel 1118,
mentre suo cugino - Baldovino di
Rethel - salì al trono il 14 aprile dello stesso anno.
Nota 5: Bernardo nacque a Fontaines-lès-Dijon nel 1090/91. Monaco cistercense
a Citeaux, fondò
Clairvaux nel 1115, rimanendone abate fino alla morte avvenuta il 20 agosto
del 1153. Redasse la Regola
Templare, lottò tenacemente contro eresie e correnti scismatiche, promosse
personalmente, con la propria
forza carismatica, la seconda crociata. Fu polemista e predicatore dalla riconosciuta
efficacia espressiva,
tanto che nel 1135 la sua parola fu determinante per la successiva fondazione
dell'abbazia di Chiaravalle
Milanese, una delle più importanti, e ricche, dell'Ordine Cistercense.
Grazie alla sua decisiva azione presto
la congregazione "bianca" si diffuse in tutt'Europa, ottenendo riconoscimenti
e grande considerazione. Fra le
sue opere, quella che diede un impulso fondamentale allo sviluppo dell'ideale
di Cavalleria militante fu la
"De laude novae militiae".
Nota 6: o trattasi di una ermetica allusione al "compagnonaggio", alla perfetta
fusione interiore fra l' impeto
cavalleresco, la prouesse, e la saggezza monacale (cfr. F.CARDINI
"La nascita dei Templari...")?
Nota 7: Chastel Blanc venne edificato nei pressi del Krak de Chevaliers; importanti
fortezze Templari
furono Chastel Rouge, Chastel des Plains, Toron des Chevaliers, Chastel Safad,
Tortosa, Chastel Pèlerin,
altre sorsero a Gaza e tra Haifa ed Acri. Quest'ultima era il porto principale
dei Templari, e divenne loro
quartier generale dopo la caduta di Gerusalemme. Le fortezze erano presidiate,
oltre che da membri
dell'Ordine, da mercenari e da turcopoli, ausiliari indigeni o mezzosangue,
comandati da un turcopolero.
Nota 8: Molle, citando Melville, riporta la leggenda secondo la quale la preziosissima
reliquia venne
seppellita nella sabbia da un Cavaliere che l'aveva avuta in consegna, nell'infuriare
della pugna.
Successivamente il sacro legno non venne più ritrovato - cfr. Bibliografia.